Benedictus XVI

Joseph Ratzinger

19.IV.2005

-

28.II.2013


Cardeal Joseph Ratzinger :“A verdade é que o próprio Concílio não definiu nenhum dogma e conscientemente quis expressar-se em um nível muito mais modesto, meramente como Concílio pastoral; entretanto, muitos o interpretam como se ele fosse o super dogma que tira a de todos os demais Concílios". (Cardeal Joseph Ratzinger, Alocução aos Bispos do Chile, em 13 de Julho de 1988, in Comunhão Libertação, Cl, año IV, Nº 24, 1988, p. 56).
Cardinal  Joseph  Ratzinger

FROM SELF-CRITICISM TO SELF-DESTRUCTION

"Certainly, the results [of Vatican II] seem cruelly opposed to the expectations of everyone, beginning with those of Pope John XXIII and then of Paul VI: expected was a new Catholic unity and instead we have been exposed to dissension which---to use the words of Paul VI---seems to have gone from self-criticism to self-destruction. Expected was a new enthusiasm, and many wound up discouraged and bored. Expected was a great step forward, and instead we find ourselves faced with a progressive process of decadence which has developed for the most part precisely under the sign of a calling back to the Council, and has therefore contributed to discrediting for many. The net result therefore seems negative. I am repeating here what I said ten years after the conclusion of the work: it is incontrovertible that this period has definitely been unfavorable for th Catholic Church."

L'Osservatore Romano (English edition),
24 December 1984

quarta-feira, 4 de dezembro de 2013

En el Anuario pontificio de 2013, la Iglesia Conciliar reconoce una pérdida sensible en las vocaciones dentro de las órdenes religiosas entre los años 1959 y 2012.

RUTOS DEL VATICANO II EN SU "Año de la Fe": SE EXTINGUEN LAS ÓRDENES RELIGIOSAS F



En el Anuario pontificio de 2013, la Iglesia Conciliar reconoce una pérdida sensible en las vocaciones dentro de las órdenes religiosas entre los años 1959 y 2012. Así lo recoge el diario italiano LA REPUBBLICA en su edición del 5 de Junio.
Para muestra:
SALESIANOS: Si San Juan Bosco viviera, se avergonzaría de dolor ante estas cifras. En 1959 tuvieron 20.031 religiosos. Para 1973, aumentaron a 20.423. En 2012, disminuyeron a 15.573 sacerdotes.

CLARISAS: Contaron con 1.020 monjas en 1973. Aumentaron a 8.179 en 2000. Luego disminuyeron en 2012 a 6.799 monjas.

JESUÍTAS: La orden de la que proviene Francisco I ha estado en decadencia desde 1959, cuando tenía 34.293 sacerdotes. En 1973, descendieron a 30.860. A corte 2012, decrecieron hasta llegar a 17.287 religiosos. CAUSA DE LA PÉRDIDA: Su apoyo a la Teología de la Liberación y al modernismo.

FRANCISCANOS CAPUCHINOS: 15.442 frailes tenían en 1959. Cinco años después de la muerte del Padre Pío, contaban con 13.606 monjes. En 2012, llegaron a tener sólo 10.786.

REDENTORISTAS: En 1959 tuvieron 8.900 sacerdotes. En 1973, la cifra descendió a 7.540. Al finalizar el año 2012, las cifras bajaron a 5.338.

FRAILES DOMINICOS: El Concilio golpeó a los discípulos de Santo Domingo de Guzmán. Hasta 1959 tenían 9.506 frailes. En 1973, bajó a 8.806. Y en 2012, sólo 5.497.

MONJAS DOMINICAS: Nunca fueron muy numerosas. Contaron con 5.660 monjas en 1973. Bajaron a 3.672 en 2000. Luego disminuyeron en 2012 a 2.075 monjas.
FRANCISCANOS: El linaje del Seráfico tenía 26.162 monjes en 1959. Hacia 1973, tuvieron una ligera caída hasta 23.301. El decrecimiento se acentuó hasta llegar a tener 14.123 frailes en 2012.

terça-feira, 3 de dezembro de 2013

«Il periodo del post-concilio è stato celebrato come l’era della “nuova pentecoste” annunciata da Giovanni XXIII. In realtà ha visto manifestarsi una crisi come forse mai prima la Chiesa dovette affrontare. Come spiegare una così radicale devastazione e un così lungo periodo di cecità e di silenzio da parte di chi avrebbe il dovere di custodire la fede e di guidare il gregge?».

Nuova Pentecoste o Pentecoste ininterotta ?

«Letta l’esortazione post sinodale Evangelii Gaudium mi sono rinchiuso nel silenzio, consapevole di quanto in certi momenti, l’efficacia della preghiera cristiana che nasce dalla fede, giovi molto più alla Chiesa di quanto non le giovi invece il prendere la rincorsa per andare a battere la testa sopra a un muro di gomma, mossi da una disperazione tutta quanta umana e forse anche poco cristiana. Con dolore e smarrimento posso solo dire che quel documento sembra un assurdo: non si sa a chi parla né che cosa vuole. Non è né teologia né omiletica ma retorica con non poche punte di ambiguità. Sembra tutto quanto dettato da quei teologi progressisti ormai al potere che mirano a “reinventare la Chiesa” con le loro rovinose “parole nuove”».
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1. QUELLA DOMANDA INSIDIOSA
Buona parte del mio tempo la trascorro tra il confessionale e gli spazi privati in cui si svolgono gli incontri di direzione spirituale, dove con frequenza sempre più crescente mi capita di sanare le ferite sanguinanti di confratelli sacerdoti, ma anche di seminaristi partiti con tutta la purezza generata delle migliori speranze cristiane, spesso disilluse, peggio a volte tradite. Affermare: “Mi accade di sanare” è un modo di dire improprio. Sappiamo bene infatti che a sanare è solo la grazia di Dio, che si serve all’occorrenza di tanti strumenti diversi, incluso un utile somaro come me.
Un seminarista, studente di teologia presso una pontificia università romana, mi ha rivolto una domanda interessante ma anche complessa; a dire il vero anche insidiosa. Per questo ho deciso di rendere partecipi i lettori di questa Rivista teologica del dialogo che si è svolto tra questo giovane appena trentenne e me, giunto ormai alle soglie dei cinquant’anni. Questa la domanda rivolta: «Il periodo del post-concilio è stato celebrato come l’era della “nuova pentecoste” annunciata da Giovanni XXIII. In realtà ha visto manifestarsi una crisi come forse mai prima la Chiesa dovette affrontare. Come spiegare una così radicale devastazione e un così lungo periodo di cecità e di silenzio da parte di chi avrebbe il dovere di custodire la fede e di guidare il gregge?».
Ho risposto con delle considerazioni teologico-pastorali incentrate sulla “ermeneutica della continuità” e sulla “ermeneutica della discontinuità” …
… negli anni del post Concilio presero vita due ermeneutiche contrarie, a tratti antitetiche. L’ermeneutica della discontinuità e della rottura, che ha fatto ampia breccia sui mass-media grazie alla prolifica opera di molti esponenti della teologia moderna; e l’ermeneutica della riforma, del rinnovamento nella continuità. L’ermeneutica della discontinuità porta a una rottura inevitabile tra Chiesa preconciliare e Chiesa postconciliare, con tutto ciò che di pericoloso ne consegue.
Credo che il Signore Gesù sia stato chiaro nell’affermare «Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo» . E spiega anche come mai fosse «utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore. Ma, se me ne vado, io ve lo manderò» . E ci rassicura: «Il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto» .
L’evento della Pentecoste cominciato nel cenacolo dello Spirito Santo non ha mai avuto fine e da allora fermenta in un processo di ininterrotta continuità, con buona pace dei padri della Scuola di Bologna: Giuseppe Dossetti e Giuseppe Alberigo e della cosiddetta ermeneutica della discontinuità prodotta a loro dire dal Vaticano II. Teoria sulla quale suonano — mi si passi il termine affatto insolente ma solo giocondo — flautini e controfagotti come certi nostri laici cattolici italiani, da Alberto Melloni a Enzo Bianchi, circondati da un riverente coro secolare d’atei devoti assisi dentro e fuori dal Cortile dei Gentili del Cardinale Gianfranco Ravasi; e che da troppo tempo pontificano senza possibilità d’ortodosso contraddittorio dottrinale alcuno. Presenze a tratti assolute sulle televisioni pubbliche e private, promossi dalla stampa anticattolica e dalla grande editoria italiana, incluse purtroppo stampa ed editoria cattolica, a partire da quella gestita da congregazioni religiose come la Società San Paolo, o persino dalla Conferenza Episcopale Italiana, come nel caso di Avvenire, organo ufficiale dei Vescovi d’Italia, da sempre vetrina e tribuna per svariati di questi personaggi noti per la loro discutibile dottrina.
2. QUELLA DITTATURA DISTRUTTIVA DEI MAESTRI DEL «PIÙ DIALOGO, PIÙ COLLEGIALITÀ PIÙ DEMOCRAZIA NELLA CHIESA»

Nel senso più squisitamente gramsciano del termine, flautini e controfagotti hanno da troppo tempo egemonizzato l’intera scena pubblica sul piano storico, teologico e pastorale, ponendo in atto un pericoloso processo che de facto esclude ogni voce contraria, ma soprattutto ogni voce autenticamente cattolica . Un fenomeno giunto ormai al tumore con metastasi diffuse nelle nostre chiese del Nord Europa, dove da decenni s’ha persino l’ardire di chiamare il tutto: “Più dialogo … più collegialità … più democrazia” , mentre sempre più numerose sono le chiese antiche dei grandi centri storici urbani ormai vuote da alcuni decenni e per questo messe in vendita dalle diocesi, per essere acquistate da privati o da società e dalle stesse trasformate in eleganti ristoranti o in negozi di lusso. Credo che affiggere su questi stabili lapidi alla memoria del Padre Edward Cornelis Florentius Alfonsus Schillebeeckx O.P. o del Padre Karl Rahner S.J, per celebrare e tramandare ai posteri i concreti risultati della loro evidente opera e di quella ancora peggiore dei loro “nipotini” socio-politici camuffati da teologi, più che ironia sarebbe solo pura e semplice onestà intellettuale ed ecclesiale, proprio ciò che oggi pare mancare più che mai, in basso e in alto.
3. LE PERLE: BRUNO FORTE E IL “PAPATO COLLEGIALE”, IL PORTAVOCE DELLA SALA STAMPA VATICANA ED ENZO BIANCHI CHE “REINVENTA LA CHIESA”
Di recente, poco dopo l’elezione del nuovo Romano Pontefice, S.E. Mons. Bruno Forte, responsabile della dottrina della fede della Conferenza Episcopale Italiana — di cui s’è occupato in recente passato il presbitero e teologo Brunero Gherardini, senza che ciò producesse i frutti da pochi o da molti sperati — è tornato a deliziarci coniando un nuovo istituto ecclesiale in un’intervista rilasciata nel marzo 2013 a uno Speciale di Rai Uno: il «Papato collegiale». Nei giorni successivi, a noi presbiteri che viviamo a contatto con le membra vive del Popolo di Dio, non è stato facile rispondere a quanti hanno domandato spiegazioni a tal riguardo. Ciò non tanto per la perla ecclesiologica in sé, ma per l’autorevole bocca che via etere l’ha fatta giungere alle orecchie di milioni di telespettatori.
Simile modo mi piacerebbe sorvolare — ma per cattolica onestà pastorale e teologica non lo posso fare — sul pubblico discorso fatto dal portavoce ufficiale della Sala Stampa Vaticana in occasione del 70° genetliaco del “priore” di Bose, ossia quella deliziosa persona di Enzo Bianchi che «ci aiuta a reinventare la Chiesa» . Un termine, quello di «reinventare la Chiesa» o di «reinventare la fede» , olezzante vecchia naftalina anni Settanta, tra fumosi comitati di base dove si giocava a fare sul serio quando si discuteva su “la sintesi dialettica dell’alternanza ideologica” e nei quali l’effige di nostro Signore Gesù Cristo veniva rischiosamente confusa con quella di Ernesto Guevara, noto come el Che. E se nel 2013, al riverbero delle candeline poste sulla torta di compleanno di un settantenne, presente come illustre relatore anche il portavoce ufficiale di Sua Santità, ci si trastulla ancora su questo «reinventare», francamente non ci resta che implorare: miserere nostri, Domine, miserere nostri. In te, Domine, speravi: non confundar in aeternum . E infine confidare: quoniam in aeternum misericordia eius .
4. NON SI GIOCA CON LE PAROLE: L’EVENTO DELLA PENTECOSTE È NEGAZIONE DELLA ERMENEUTICA DELLA ROTTURA
L’evento storico e reale della Pentecoste è la negazione cristologica e pneumatologia dell’ermeneutica della rottura, per non parlare di certe ricostruzioni che nascono dopo devastanti decostruzioni sulle ceneri delle quali si cerca poi di reinventare la Chiesa di Cristo. Nell’esperienza cristologica noi siamo chiamati a scoprire e accogliere il Verbo Incarnato e a viverlo in unione di mutua trasformazione , non certo a porlo sul tavolo delle autopsie esegetiche per smembrarlo e per poi ricucirlo a nostro modernistico piacimento, prendendo del corpo di Cristo ciò che ci piace e nel modo in cui ci piace. O per meglio dire: «Si è affermato un cattolicesimo à la carte, in cui ciascuno sceglie la porzione che preferisce e respinge il piatto che ritiene indigesto ».
L’invito a essere «perfetti nell’unità» implica come suffisso l’armonica continuità, affinché «il mondo creda che tu mi ha mandato» . Affermazioni, quelle giovannee, che delineano un inizio e una continuità incessante, sino alla parusia. Dalla Pentecoste nasce e prende avvio la storia della Chiesa e cominciano gli “Atti degli apostoli . La Chiesa è dunque frutto vivo di un inizio che non ha mai avuto fine e da sempre è missionaria e pellegrina sulla terra.
Forse, con l’espressione «nuova Pentecoste», s’intendeva riferirsi in modo più accattivante che teologico, o forse meglio poetico-mediatico, non tanto a una nuova discesa dello Spirito Santo sul Cenacolo, quanto all’opera incessante sulla Chiesa del Donum Dei altissimi che Gesù ci ha promesso sino alla fine dei tempi. Perché se la Chiesa non fosse di fatto governata dallo Spirito Santo di Dio, al presente noi non saremo qua; saremo solo oggetto di studi antropologici, alla stessa stregua in cui oggi sono studiate le antiche ed estinte credenze religiose di egizi, etruschi, greci …
La teologia ha però un proprio linguaggio, diretto e preciso, basti pensare al problema teologico della Persona di Gesù che scuote i primi otto secoli di storia della Chiesa, tra eresie e problemi semantici a non finire tra Oriente e Occidente. E oggi, mentre ci avviamo sul finire di questo anno 2013, la mancanza di chiarezza e le affermazioni ambigue sembrano spesso farla da padrone in seno alla Chiesa, con uno smarrimento da parte dei fedeli cattolici che non s’era mai visto prima, tanto quanto mai, prima d’oggi, s’erano viste orde di anti-cattolici militanti e di atei devoti celebrare la liquida simpatia mediatica della persona umana in sé e fine a sé, anziché il solido ministero petrino edificato su una roccia che per mistero di grazia non dovrebbe mai essere scissa dalla persona che la incarna, posto che il Principe degli Apostoli cessa di essere Simone per diventare Pietro, la pietra sulla quale il Cristo ha edificato la sua Chiesa.
Oggi, in che misura al pescatore Simone è chiaro di essere l’universale pastore Pietro e in che misura all’universale pastore Pietro è chiaro che non può proseguire a essere il pescatore Simone perso per le periferie esistenziali dei villaggi dei pescatori della Giudea?
La buona e sana teologia e per logica conseguenza il migliore e sano ministero pastorale, non contempla espressioni estemporanee o cosiddette comunicazioni “a braccio”, stile “mozioni” da carismatici-animisti o “risonanze” da neocatecumenali-pentecostali, ma parole chiare e precise, non circonlocuzioni che possono voler dire tutto ma volendo anche l’esatto contrario, secondo la logica delle “parole nuove” rivelatasi nel corso dell’ultimo mezzo secolo tragicamente fallimentare.
A tal proposito è sufficiente ricordare che il mistero di quel «Verbo che si fece carne» che «era in principio ed era presso Dio» , era a tal punto grande che non esistevano neppure parole sul vocabolario per poterlo definire. Per questo abbiamo dovuto creare anzitutto le parole, prese perlopiù a prestito e modulate dal pensiero filosofico greco, basti pensare al concetto di ipostasi che indica la natura umana e la natura divina del Verbo fatto carne che abitano la stessa persona.
Siamo di fronte a un’architettura teologica, a un impianto di ingegneria costruito al millimetro nel corso dei secoli . E, proprio da questo, nascono certi problemi: taluni filoni dell’ultimo concilio hanno insinuato diverse ambiguità nell’assisa, poi esplose in modo virulento nel post concilio, fino a creare l’idea di per sé ecclesialmente aberrante di ermeneutica della discontinuità, sfociata infine — e ciò con tutte le più drammatiche ed evidenti conseguenze — nella vera e propria dittatura del relativismo di coloro che per alcuni decenni hanno giocano con “parole nuove”. E oggi, da una cattedra teologica all’altra, alcuni insegnano come superdogmatica “verità” di “fede” che il Concilio avrebbe rotto con la precedente tradizione . Quel che poi è peggio e che costoro parlino della “precedente” Chiesa come se, in tutto e per tutto, fosse veramente un’altra Chiesa …

5. LE ERESIE PEGGIORI COMINCIANO SEMPRE GIOCANDO SULLE PAROLE
… asserire in modo aperto o ambiguo che la Chiesa del post concilio Vaticano II è un’altra Chiesa rispetto alla precedente è pura contraddizione teologica in termini, oltre che letale su altri delicati versanti ecclesiologici, pastorali e formativi. Procedendo a questo modo si opera una vera e propria corruzione delle menti dei nostri giovani e dei futuri sacerdoti, prima costretti ad assimilare queste dottrine ingannevoli e poi obbligati a ripeterle con le identiche parole attraverso le quali molti dialoganti docenti “liberal collegiali” esigono sentirsele ripetere in molte università e atenei pontifici romani e non solo. Salvo recidere di netto le gambe — in modo naturalmente dialogante e liberal collegiale, s’intende! — a chi osa non omologarsi alle loro fraseologie ereticheggianti, o peggio a chi osa non pensarla come loro. Non è certo storia nuova, anzi è noto da sempre in che misura ultra liberisti o eretici siano per loro intima natura sprezzanti, aggressivi e coercitivi; in modo particolare quelli mascherati dietro le velette da sposa del “più dialogo … più collegialità … più democrazia”. Né mai si dimentichi che le eresie peggiori cominciano sempre giocando sulle parole , per giungere infine a decostruire o distruggere la fede nelle membra vive del Popolo di Dio, dopo avere svuotato le parole del loro significato e averle riempite d’altro. E il parlare ambiguo, oltre ad essere un non-parlare-teologico, sortisce sempre l’effetto di un parlare pericoloso, tanto più grave quanto più autorevoli sono le labbra dalle quali le ambiguità fuoriescono. Facciamo un chiaro esempio a tal proposito: eliminare dal lessico eucaristico la parola transubstantiatione e sostituirla col termine più socio-accattivante di transignificazione e transfinalizzazione, come insegnano certi pericolosi e mediocri nipotini della Nouvelle Théologie alla Pontificia Università Gregoriana o presso quel covo di filo-protestanti che tale notoriamente è il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, non è un semplice svecchiamento della metafisica tomista, ma qualche cosa che porta alla inevitabile allegorizzazione, all’Eucaristia come mero simbolo, non più al divino mistero della presenza reale del Cristo vivo e vero.
Chi pretende di oltrepassare la metafisica deve farlo producendo un altro pensiero che sia di rigore superiore. San Tommaso d’Aquino può essere anche superato, volendo pure sostituito, in fondo è solo un santo dottore della Chiesa, non è certo la parola incarnata di Dio, oltre a non essere esente, come tutti i mortali, da svariate imperfezioni. Dubito però che questo superamento e questa sostituzione possano avvenire attraverso l’equivoca filosofia religiosa dell’Aquinate dei gesuiti degli anni Sessanta, Karl Rahner, che pretende di oltrepassare la metafisica classica rischiando nella maggior parte dei casi di riassumerne, a volte senza averne alcuna coscienza e profonda preparazione, la confusa caratteristica di fondo, tendente com’è ad articolare certe sue speculazioni muovendo dalla neo scolastica decadente con l’uso del metro di Francisco Suarez, che partendo dall’aristotelismo scolastico tomista elaborò dottrine teologiche e filosofiche per così dire originali. Di fatto Karl Rahner, geniale, lo è senza dubbio, sicuro! È il genio della tuttologia-confuso-teologico-filosofica-sociologica, che come tale spazia dalla dogmatica alla patrologia alla ecclesiologia alla scolastica, senza conoscere bene e a fondo le une e le altre, riducendo tutto a una socio-filosofia religiosa che alcuni si ostinano tutt’oggi a chiamare: scuola teologica rahneriana. È mezzo secolo che nelle nostre bocche spesso ricolme d’aria rimestiamo il concetto di “parole nuove”, dimenticando sempre più e sempre con maggiore pericolosità quella Parola viva, eterna e senza tempo che nasce dal mistero del Verbo Incarnato. È Dio ch’è parola vivente, ed è solo Dio che può dare un «cuore nuovo» a noi, non siamo certo noi che possiamo dare un cuore nuovo a Dio con certe nostre frivole “parole nuove”.
Quella che taluni chiamano o che peggio bollano come “precedente tradizione”, parte dal Concilio di Gerusalemme e si sviluppa attraverso i secoli fino al Vaticano II, un concilio pastorale frutto della continuità teologico-ecclesiale di tutte le esperienze precedenti. La Chiesa non nasce dalla pastoralità del Vaticano II, meno che mai dal post concilio dei teologi interpreti che hanno mutato le proprie elucubrazioni in un vero e proprio super dogma sfociato oggi in vera e propria dittatura. Dichiarare la rottura e la discontinuità con la precedente tradizione vuol dire mutare la Chiesa in altro e rompere l’unione con la continuità ininterrotta del Cenacolo. Come se d’improvviso lo Spirito Santo discendesse nella sua Chiesa per la prima volta attorno alla metà del XX secolo, pel sommo gaudio di tutti gli alti notabili della Nouvelle Théologie, o della New Theology, della Teologia della Liberazione, della Teologia Sincretista, infine della Teologia Indigenista che ha mutato la “precedente Chiesa” in una via di mezzo tra una serva al soldo dei colonizzatori e una pericolosa nemica.
6 LA TRADIZIONE SONO I PILONI CHE REGGONO L’ANTICO PONTE CHE UNISCE L’UMANO E IL DIVINO, IL DIVINO E L’UMANO. I VESCOVI CHE HANNO PARTECIPATO AL SINODO, SI RICONOSCONO NEL DOCUMENTO FINALE DELLA EVANGELII GAUDIUM?
La “radicale devastazione” che oggi abbiamo sotto gli occhi nasce dal fatto che invece di “rinnovare” la Chiesa nel rispetto e nel rafforzamento della tradizione e del dogma, molti sono andati a intaccarne i delicati equilibri che hanno preso vita e che si sono poi solidificati a partire dalla prima epoca apostolica, rafforzandosi attraverso i grandi concili dogmatici e l’opera dei grandi padri della Chiesa. Con la stagione del post concilio si è aperta la grande crisi del dogma, ed alle verità divine ed eterne hanno finito col sostituirsi le dogmatizzazioni dei pensieri umani, perché quando l’uomo non crede più alle verità fondamentali, finisce per credere in tutto, lanciandosi allo sbaraglio attraverso parole ambigue nascoste dietro alle immancabili “parole nuove” dei peggiori arruffapopoli: i falsi profeti.
La tradizione sono i piloni che reggono l’antico ponte che unisce l’umano e il divino, il divino e l’umano. All’epoca che quel ponte fu costruito, appresso ampliato e rafforzato nel tempo, non esistevano le automobili, si viaggiava a piedi o coi cavalli. È chiaro che a un certo punto l’antico ponte doveva essere reso idoneo anche per il transito delle automobili. Purtroppo però, alcuni “teologi ragazzini”, quelli che discutevano nei bar e nelle osterie di Roma coi giornalisti sulle strategie da portare nell’assemblea conciliare, sono andati a intaccare proprio i piloni. E oggi ci ritroviamo con un ponte pericolante e inagibile, grazie ai vari Giuseppe Ruggieri e ai vari Andrea Grillo lasciati incoscientemente dai nostri vescovi a insegnare negli studi teologici, per avvelenare alla radice le menti dei nostri futuri sacerdoti preposti poi a confondere e scandalizzare il Popolo di Dio nella dottrina della fede e nella sacra liturgia, giudicando impietosamente e aggressivamente coloro che si dichiarano scandalizzati dalle loro parole, dei “cattolici infantili” e “immaturi” non divenuti ancora dei veri “cristiani adulti” sotto il vento della nuova Pentecoste grazie alla quale nel XX secolo è nata finalmente la Chiesa, dopo che per XIX secoli abbiamo solo scherzato.
Non so che cosa intenda fare chi per alto e ineffabile ministero è chiamato a custodire la fede e a guidare il gregge, ciò che so è che egli è il ponte, anzi secondo l’etimo di pontem facere, un costruttore di ponti. Il termine di pontefice prende vita nella prima epoca romana dall’antico Pons Sublicius. Così era infatti chiamato il gran sacerdote dell’antica religio , pontifex maximus, che assiso su quel ponte vigilava sui movimenti delle acque e sul volo degli uccelli, oltre a compiere vari altri riti. Oggi, il nostro Sommo Pontefice, rischia di ritrovarsi coi cieli sovrastanti il ponte coperti da stormi d’avvoltoi, ai quali speriamo di tutto cuore che non funga da involontario e inconsapevole richiamo. A maggior ragione confidiamo in lui per vedere di nuovo le rondini volare nei cieli e riportare la primavera di sempre, quella del cenacolo degli apostoli. La sola e vera primavera nata dallo Spirito Santo di Dio, cominciata in quel cenacolo apostolico e da allora mai tramontata, malgrado l’impegno, forte e incessante nei secoli di molti uomini, di far calare il sipario delle tenebre, ora attraverso “parole nuove” pronunciate sul cadavere disteso sopra al lettino delle autopsie dell’anatomopatologo, ora con la “ermeneutica della discontinuità” …
Per questo ritengo ragionevole affermare che dal cenacolo dello Spirito Santo sino alla parusia non è possibile giungere al «Suo regno che non avrà fine» attraverso la discontinuità e le ambigue “parole nuove”, specie quelle dei falsi profeti che “reinventano la Chiesa”, ma solo attraverso quella continuità perfetta e di quelle parole precise di cui l’uomo, per quanto fallibile e imperfetto, è chiamato a essere fedele strumento, perché tempio privilegiato dell’azione di grazia di Dio sin dall’alba dei tempi.
Questo il motivo per il quale, letta l’esortazione post sinodale Evangelii Gaudium mi sono rinchiuso nel silenzio, consapevole di quanto in certi momenti, l’efficacia della preghiera cristiana che nasce dalla vera fede, giovi molto più alla Chiesa di quanto non le giovi invece il prendere la rincorsa per andare a battere la testa sopra a un muro di gomma, mossi da una disperazione tutta quanta umana e forse anche poco cristiana.
La risposta a questo documento non posso certo darla io che sono l’ultimo presbitero dell’orbe cattolica, dovrebbero darla però i vescovi, in particolare coloro che a quel sinodo hanno partecipato, rispondendo a quesito semplice e ovvio: si riconoscono, in modo libero e collegiale, nella liquida mancanza di chiarezza delle parole a tratti ambigue che caratterizzano quel documento conclusivo che pare ora dire tutto e poco dopo forse il suo esatto contrario?
Con dolore e smarrimento posso solo dire che quel documento sembra un assurdo: non si sa a chi parla né che cosa vuole. Non è né teologia né omiletica ma retorica con non poche punte di ambiguità. Non si dice “si” e non si dice “no”, si dice che forse potrebbe essere un po’ no e forse un po’ si. Sembra tutto quanto dettato da quei teologi progressisti ormai al potere che mirano a “reinventare la Chiesa” con le loro rovinose “parole nuove”.
E che lo Spirito Santo di Dio assista la sua Chiesa e assista tutti noi suoi servi fedeli e devoti.
Ariel S. Levi di Gualdo
[1] Ariel Stefano Levi di Gualdo nasce nella Maremma Toscana il 19.08.1963. È consacrato sacerdote a Roma. Dirige la Collana teologica Fides Quaerens Intellectum delle Edizioni Bonanno. Svolge il ministero sacerdotale principalmente come confessore, direttore spirituale e predicatore. È autore di diversi saggi editi dalla Casa Editrice Bonanno e di vari articoli pubblicati su varie riviste teologiche internazionali italiane e straniere.

fonte

domingo, 1 de dezembro de 2013

OS PAPAS E A CRISE APÓS O CONCÍLIO VATICANO II

Na antevéspera do cinqüentenário de sua abertura, uma oportuna reavaliação do Concílio Vaticano II




Padres conciliares entrando na Basílica de São Pedro no dia da abertura do Concílio Vaticano II

José Antonio Ureta
Na História da Igreja Católica, houve 21 concílios ecumênicos, ou seja, reuniões gerais de todos os bispos sob a direção do Papa ou de um representante seu.
Diferentemente dos concílios anteriores, o Concílio Vaticano II (1962-1965) coloca para os analistas (teólogos, historiadores, etc.) um problema novo. É que todos os concílios anteriores exerceram, com e sob o Papa, um Magistério solene, definindo verdades de fé e moral e tomando medidas de caráter disciplinar, enquanto juízes e legisladores supremos. O Concílio Vaticano II, contudo, não deliberou nem propôs, de modo solene e definitivo, nenhuma verdade de fé ou moral. Isso favoreceu a discussão sobre a natureza magisterial de seus documentos, o modo como eles foram postos em prática no pós-Concílio, e a relação entre o Concílio e o pós-Concílio.

Visão parcial da assistência do Congresso
Tal discussão está no cerne do atual debate sobre a verdadeira interpretação (“hermenêutica”, na linguagem especializada) do Vaticano II.
O Papa Bento XVI pavimentou o caminho para esse debate de alto nível ao afirmar, no Natal de 2005, a necessidade de uma “hermenêutica da continuidade” dos documentos conciliares. O que equivalia a admitir, implicitamente, que no texto deles há passagens menos claras ou quiçá ambíguas, que devem ser interpretadas conforme à Tradição bimilenar do Magistério da Igreja.
Até há pouco prevalecia, em numerosos meios eclesiásticos, a tendência a hipervalorizar o aggiornamento conciliar, promovendo a idéia de que o Vaticano II foi um novo começo que fazia tábula rasa do passado da Igreja e exigia ainda mais novidades. Erigido em “superdogma”, o Concílio passava a ser um evento intocável e aquele que exprimisse a menor reserva a respeito do seu alcance corria o risco de ser considerado “reacionário”, rebelde às orientações da Hierarquia.
De um tempo a esta parte, o descrédito das correntes progressistas promotoras dessa “ruptura” com o passado — no estilo da Teologia da Libertação que grassou na América Latina — favoreceu a emergência de um juízo mais sereno e objetivo a respeito do Concílio Vaticano II. Esse progresso da objetividade foi patenteado, entre 16 e 18 de dezembro p.p., no significativo Congresso de estudos sobre a Magna assembléia “para uma justa hermenêutica à luz da Tradição da Igreja”, organizado, em Roma, pelo Seminário Teológico Immacolata Mediatrice do Instituto dos Franciscanos da Imaculada.
A iniciativa, com o título Concílio Vaticano II. Um Concílio pastoral – Análise histórico-filosófico-teológica, contou com a participação de destacados representantes da Cúria Romana, da Hierarquia e do mundo acadêmico: o Cardeal Velasio de Paolis (Presidente da Prefeitura dos Assuntos econômicos da Santa Sé), D. Luigi Negri (Bispo de Marino-Montefeltro), D. Atanasio Schneider (Bispo auxiliar de Astana no Kazakistão), Pe. Nicola Bux (Consultor do Bureau de Celebrações do Sumo Pontífice e Professor no Instituto ecumênico de Bari), Mons. Brunero Gherardini, ex-decano da Faculdade de Teologia da Pontifícia Universidade Lateranense e professor emérito dessa universidade, o Pe. Ignacio Andereggen (professor na Universidade Pontifícia Gregoriana), o Pe. Florian Kolfhaus, funcionário diplomático da Secretaria de Estado, os padres Rosário M. Sammarco, Paolo M. Siano, Serafino M. Lanzetta e Giuseppe Fontanella (professores no Seminário Teológico Immacolata Mediatrice), o Prof. Roberto de Mattei da Universidade Européia de Roma. Ademais, estiveram presentes em algumas sessões o Cardeal Walter Brandmüller (presidente emérito do Conselho Pontifício das Ciências Históricas) e o Secretário da Pontifícia Comissão Ecclesia Dei, Mons. Guido Pozzo, e ainda outros membros da Cúria Romana.
Trecho de discurso de Bento XVI “Por que a recepção do Concílio, em muitos círculos da Igreja, até agora ocorreu de modo tão difícil? Pois bem, tudo depende da justa interpretação do Concílio ou como diríamos hoje, de sua correta hermenêutica, da justa chave de leitura e de aplicação. Os problemas da recepção derivaram do fato de que duas hermenêuticas contrárias se combateram e disputaram entre si. […]
“Por um lado, existe uma interpretação que eu gostaria de definir ‘hermenêutica da descontinuidade e da ruptura’; não raro, ela pôde valer-se da simpatia dos mass media e também de uma parte da teologia moderna. Por outro lado, há a ‘hermenêutica da reforma’, da renovação na continuidade do único sujeito-Igreja, que o Senhor nos concedeu; é um sujeito que cresce no tempo e se desenvolve, permanecendo porém sempre o mesmo, único sujeito do Povo de Deus a caminho”.
___________
(Discurso do Papa Bento XVI à Cúria Romana, 22 de dezembro de 2005)LER...


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  • quarta-feira, 27 de novembro de 2013

    ALGUMAS PÁGINAS HISTÓRICAS DO CONCÍLIO VATICANO II extraídas do Livro "O RENO SE LANÇA NO TIBRE", escrito por Ralph Wiltgen S.B.D

     http://jesusviaveritasetvita.blogspot.pt/2013/04/algumas-paginas-historicas-do-concilio_28.html

    ALGUMAS PÁGINAS HISTÓRICAS DO CONCÍLIO VATICANO II - 3ª página

    Esquema sobre As Fontes da Revelação.

    "Não era difícil prever que o esquema sobre as fontes da Revelação seria seriamente mal conduzido. Seus adversários, tendo à frente o Padre Schillebeeckx e os bispos holandeses, estavam agitados contra ele havia mais de um mês. (...) Uma das maiores objeções era que o esquema falava não de uma fonte da Revelação, mas de duas.
    No dia 14 de novembro, o Cardeal Ottaviani apresentou o esquema sobre as fontes da Revelação; era a primeira vez que ele se apresentava à aula, desde que, duas semanas antes, o Cardeal Alfrink o reduzira ao silêncio. Ele elogiou o valor pastoral do esquema e recordou que o primeiro dever do pastor de almas era ensinar a verdade, que permanece imutável sempre e em toda a parte. Depois cedeu a palavra a Mons. Garofalo, igualmente bem conhecido por suas

    ALGUMAS PÁGINAS HISTÓRICAS DO CONCÍLIO VATICANO II - 1ª página

    Observações preliminares dos vários posts sobre a assunto:
    1 - Estas páginas serão extraídas do Livro "O RENO SE LANÇA NO TIBRE", escrito por Ralph Wiltgen S.B.D.
    2 - No prefácio de seu livro o autor assim se auto-apresenta: "Na minha qualidade de padre, jornalista poliglota e membro da Sociedade Missionária, Internacional e Inter-Racial Sociedade do Verbo Divino, tinha inúmeras ocasiões de entrar em contato direto com os Padres Conciliares. Eles não demoraram em descobrir a imparcialidade de meus noticiários, o que me permitiu obter informações de primeira mão, tanto da parte dos conservadores como dos liberais. De fato, as correntes minoritárias procuraram muitas vezes entrar em contato comigo e me forneceram informações com exclusividade. Para escrever a presente história tive acesso a todos os documentos oficiais comunicados aos Padres Conciliares, durante as quatro sessões. Além disso, pude tomar conhecimento de cartas particulares ou oficiais, das atas das sessões e de numerosos documentos difundidos pelas Conferências Episcopais. Minha permanência em Roma durante toda a redação desta obra revelou-se extremamente útil, pois me permitiu obter, depois do Concílio, informações suplementares".
    3 - Achei esta uma fonte muito segura, exatamente pela imparcialidade do autor, que, sendo padre, também tinha uma maior facilidade em conseguir as informações, sobretudo tendo em vista, que o Padres Conciliares discutiam as questões em latim. O Padre Ralph, talvez mais do que ninguém, tinha todas as condições para dar uma história exata do Concilio Vaticano II. É evidente que o ideal seria ler todo o livro. Mas, sabemos que nem todos têm condições de fazê-lo. Assim, no intuito de ajudar muitos pessoas, pensei em apresentar , pelo menos algumas páginas de tão precioso livro.
    4 - Depois, se Deus quiser, apresentarei algumas páginas dos próprios Documentos Conciliares.


    O Papa João XXIII que iniciou o Concílio Vaticano II.
    Era uma quinta-feira, 11 de outubro de 1962, festa da
    Maternidade Divina da Bem-Aventurada Virgem Maria.
    O primeiro esquema a ser tratado no Concílio foi o da LITURGIA. Eis dele a primeira página que extraí:

    "Mons. Dante, Secretário da Congregação dos Ritos, se pronunciou com força contra o esquema sobre a liturgia. A legislação sobre o assunto, disse, deveria continuar como prerrogativa exclusiva da Santa Sé. O latim deveria continuar a ser a língua da liturgia e as línguas vulgares não deveriam ser usadas a não ser para as instruções e para certas orações. Sua intervenção foi apoiada por três outros membros da Cúria: o Cardeal Bacci, da Congregação dos Ritos, que era considerado o mais eminente latinista do Vaticano; Mons. Parente, Consultor da Congregação dos Ritos e primeiro assessor do Cardeal Ottaviani no Santo Ofício; e Mons. Staffa, Secretário da Congregação dos Seminários e Universidades. O Cardeal Siri, Arcebispo de Gênova, um dos chefes do movimento conservador, sugeriu a criação de uma Comissão Mista composta de membros das Comissões de Teologia e de Liturgia, com a incumbência de fazer a revisão de todo o esquema.

    No dia 30 de outubro, dia seguinte a seu 72º aniversário, o Cardeal Ottaviani interveio para protestar contra as modificações radicais a que se estava propondo submeter a Missa. "Estamos procurando suscitar o espanto, até o escândalo no povo cristão, introduzindo modificações em um rito tão venerável que foi aprovado através de tantos séculos e que continua sendo tão familiar? Não está certo tratar o rito da Santa Missa como se fosse um pedaço de pano que se submete à moda, segundo a fantasia de cada geração". Falando sem ler; em razão de sua cegueira parcial, ele ultrapassou os dez minutos a que se tinha pedido que todos se limitassem. O Cardeal Tisserant, decano dos Presidentes do Concílio, mostrou seu relógio ao Cardeal Alflink que presidia a sessão. Quando o Cardeal completou quinze minutos com a palavra, o Cardeal Alflink tocou a sineta. Mas o orador estava tão empolgado com o assunto que não a escutou - a não ser que a tenha deliberadamente ignorado. A um sinal do Cardeal Alflink, um técnico desligou o microfone. O Cardeal Ottaviani verificou o fato apalpando seu microfone, e humilhado teve que voltar a seu lugar. O mais poderoso Cardeal da Cúria tinha sido reduzido ao silêncio e os Padres Conciliares aplaudiram com alegria.

    Repetidas vezes os oradores seguintes pediram que o texto integral do esquema sobre a liturgia fosse distribuído aos Padres Conciliares como sugerira o Cardeal Frings. Estava generalizada a impressão de que altas influências, agindo por trás dos bastidores, eram responsáveis pela redução do texto original. Finalmente a situação foi esclarecida pelo Cardeal Confalonieri, membro da Cúria e presidente da subcomissão de emendas, seção da Comissão Central Pré-Conciliar a quem todos os projetos tinham que ser submetidos. No dia 5 de novembro, ele anunciou aos Padres Conciliares que sua subcomissão era a única responsável pelas modificações levadas a efeito.

    Esta declaração pública foi considerada como um novo triunfo para os liberais. Ela foi seguida de um outro triunfo ainda mais impressionante: a reinclusão da maior parte dos trechos - inclusive as "Declarações" - que tinham sido cortadas do projeto original".


    quarta-feira, 27 de novembro de 2013

    Páginas Históricas do Concilio Vaticano II - ( 13ª )

    N.B. Continuaremos a extrair do Livro "O RENO SE LANÇA NO TIBRE" (Autor: Ralph Wiltgen S.V.D.) "As Páginas Históricas do Concílio Vaticano II". Tínhamos parado na 12ª.

    "O Cardeal Alfrink, Arcebispo de Utrecht, falando em nome dos bispos holandeses, observou que, se a colegialidade era um direito divino, seguia-se que o Colégio Episcopal tinha precedência sobre a Cúria, e que esta não tinha o direito de se interpor entre o Papa e os bispos...
    "O Cardeal Spellman, Arcebispo de Nova Iorque, chamou a atenção para as interpretações dos debates conciliares. frequentemente falaciosas e nefastas ao bem das almas, que artigos de jornais ou de periódicos forneciam. 'A autoridade do Papa é plena e suprema', disse. 'Não é nem necessário nem essencial que ele a partilhe com os bispos, mas ele poderia fazê-lo se lhe agradasse'. Sendo a Cúria Romana, de fato, instrumento executivo do Papa, só ele é competente para julgá-la e reformá-la. Segundo o Cardeal, 'ele já mostrou intenção de fazer isto'. ...

    "Sua Beatitude Ignace Pierre XVI, Patriarca Armênio de Cilícia, residente em Beirute, exortou os Padres Conciliares 'a serem objetivos e calmos na apresentação das observações que tinham a fazer, sobre a forma atual da administração da Igreja, a não perder de vista os méritos dos colaboradores do Sumo Pontífice e a tomar cuidado para evitar todo escândalo'...

    "O público teve certa dificuldade para compreender como podia acontecer que os bispos criticassem de modo tão acerbo a Cúria Romana, que durante tantos decênios, gerações e séculos, tinha prestado tantos serviços a esses mesmos bispos, ao Papa e à Igreja".

     

    quinta-feira, 26 de setembro de 2013

    Michael Davies: THE CHURCH SINCE VATICAN II. CRANMER'S GODLY ORDER: THE DESTRUCTION OF CATHOLICISM THROUGH LITURGICAL CHANGE. THE CATHOLIC SANCTUARY AND THE SECOND VATICAN COUNCIL II . EXCERPTS FROM LITURGICAL TIME-BOMBS IN VATICAN II.

    THE CHURCH SINCE VATICAN II , BY Michael Davies
    FROM SELF-CRITICISM TO SELF-DESTRUCTION:
    A QUOTE FROM CARDINAL RATZINGER
    The text of this pamphlet was delivered as a lecture in Belfast and Dublin in October 1984. No attempt has been made to adapt the Format to the printed word. Two months later L'Osservatore Romano, the official journal of the Holy See, carried a report of an interview given by Cardinal Joseph Ratzinger, Prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith, which endorses the conclusion of Mr. Davies concerning the effects of Vatican Il in a very dramatic manner. We quote:

    FROM SELF-CRIIICISM TO SELF-DESTRUCTION

    "Certainly, the results [of Vatican II] seem cruelly opposed to the expectations of everyone, beginning with those of Pope John XXIII and then of Paul VI: expected was a new Catholic unity and instead we have been exposed to dissension which---to use the words of Paul VI---seems to have gone from self-criticism to self-destruction. Expected was a new enthusiasm, and many wound up discouraged and bored. Expected was a great step forward, and instead we find ourselves faced with a progressive process of decadence which has developed for the most part precisely under the sign of a calling back to the Council, and has therefore contributed to discrediting for many. The net result therefore seems negative. I am repeating here what I said ten years after the conclusion of the work: it is incontrovertible that this period has definitely been unfavorable for th Catholic Church."

    Joseph Cardinal Ratzinger,
    L'Osservatore Romano (English edition),
    24 December 1984



    THE ANGELUS PRESS
    1985
    Published on the web with permission of the author.

    Contents:
    FROM SELF-CRITICISM TO SELF-DESTRUCTION: A QUOTE FROM CARDINAL RATZINGER
    INTRODUCTION
    DEFINITION OF THE CATHOLIC CHURCH
    DECLINE AND RENEWAL
    CITIZENS OF HEAVEN
    THE DIVINIZATION OF MAN
    RATIONALISM
    PROTESTANTISM
    MODERNISM
    A SAINT INTERVENES
    THE ENCYCLICAL HUMANI GENERIS
    MARXISM
    DEMOCRACY
    OCCULT FORCES
    THE EVE OF THE COUNCIL
    THE SECOND VATICAN COUNCIL
    POPE PAUL VI PROTESTS
    THE COUNCIL AS AN EVENT
    BISHOP ADRIAN'S TESTIMONY
    THE SPIRIT OF VATICAN II
    FANTASY VERSUS FACT
    THE CRANKS TAKE OVER
    NINETEEN EIGHTY-FOUR
    THE DEIFICATION OF MAN
    THE SATANIC CONNECTION
    INEVITABILITY?
    CATHOLIC RESISTANCE
    THE CONSERVATIVE OPTION
    THIS SCHISMATIC IMPASSE
    THE CATHOLIC WAY
    BACK COVER STATEMENT


    source



    Michael Davies Works Related to the Holy Eucharist:
    THE BARBARIANS HAVE TAKEN OVER
    COMMUNION IN THE HANDS AND SIMILAR FRAUDS
    CRANMER'S GODLY ORDER: THE DESTRUCTION OF CATHOLICISMTHROUGH LITURGICAL CHANGE
    A SHORT HISTORY OF THE ROMAN MASS
    THE ORDER OF MELCHISEDECH: A DEFENCE OF THE CATHOLIC PRIESTHOOD
    THE LITURGICAL REVOLUTION
    THE CATHOLIC SANCTUARY AND THE SECOND VATICAN COUNCIL
    LITURGICAL SHIPWRECK
    EXCERPTS FROM LITURGICAL TIME-BOMBS IN VATICAN II
    IT IS THE MASS THAT MATTERS
    A PRIVILEGE OF THE ORDAINED

    Michael Davies Works: Tradition and HistoryTHE GOLDFISH BOWL
    POPE LEO XIII ON TRUE LIBERTY---An ArticleST. JOHN FISHER, BISHOP AND MARTYR---Book Excerpts

    Michael Davies Works: Christ
    THE REIGN OF CHRIST THE KING

    terça-feira, 3 de setembro de 2013

    Ma dov'è la primavera del Concilio? Dove sono i suoi frutti? Roberto de Mattei, O Concílio Vaticano II, uma história nunca escrita.

    Ma dov'è la primavera del Concilio? Dove sono i suoi frutti?


    Ma dov'è la primavera del Concilio?
    Dove sono i suoi frutti?

    Editoriale di Radicati nella fede, anno V, n. 9, settembre 2012
    Foglio di collegamento della chiesa di Vocogno e della Cappella dell'Ospedale di Domodossola (Provincia di Verbania, Diocesi di Novara)
    dove si celebra la Messa tradizionale.

    i neretti sono nostri


    C'è un dogmatismo nuovo, che non riguarda i dogmi di sempre, le verità eterne rivelate da Dio e custodite dalla Chiesa nel suo Credo; è un dogmatismo di opinione, su una questione che ti vietano di discutere: i frutti della primavera del Concilio. Si può variare quasi tutto nella Chiesa di oggi: le verità di fede ti concedono di reinterpretarle.

    Se i comandamenti ti stanno stretti, una schiera di teologi e pastori ti suggeriscono di situazionarli nel contesto attuale, così da addolcirli. Se poi obbedire non ti va, puoi sempre scoprire un nuovo carisma che ti cada su misura. Puoi fare tutto o quasi, tranne mettere in discussione la primavera del Concilio.

    La senti questa affermazione sulla bocca di molti addetti ai lavori, dei pastoralisti, la senti come mannaia tranciante se esprimi il desiderio di tornare alla grande Tradizione della Chiesa. Ti concedono una messa antica, purché tu riconosca i frutti del Concilio, senza discutere.

    E di fronte a questa propagandata certezza, anche i perplessi stanno zitti, per paura di essere esclusi da tutto. Se poi, come nella favola del re nudo, uno con l'anima di fanciullo osa alzare la voce e gridare: ma dove sono questi frutti? Io non li vedo!... il silenzio si fa assordante e minaccioso.

    Cari amici, dite un po', dove sono i frutti? È forse aumentata la pratica della vita cristiana? C'è più gente a Messa alla Domenica? I comandamenti sono maggiormente osservati? Le famiglie danno più esempio di fedeltà e virtù? Sono aumentate le vocazioni sacerdotali? E quelle religiose di frati e suore? Si aprono nuovi conventi? La gioventù ama di più Nostro Signore? La gente prega meglio e di più? Molti nelle terre di missione si convertono abbandonando le false religioni e le sette? Molti missionari partono per portare la grazia di Dio e la fede sino ai confini della terra?

    Diteci, quali sono allora i frutti della primavera del Concilio?

    In alcuni momenti la Chiesa, nelle nostre terre, appare un grande cantiere in vendita, coperto con la facciata di grandi assemblee, fatte per intrattenere i fedeli illudendo sulla situazione.

    Certo che c'è sempre molto bene nella Chiesa, bene per lo più umilmente nascosto, ma questo non giustifica dal non guardare la situazione generale.

    Al bambino che grida: il re è nudo!, ci si affretta a dire che il disastro sopra descritto è causato dal mondo, dalla società che è cambiata. I tempi sono cambiati, allora i frutti della primavera del Concilio saranno più interiori e meno visibili. Si affretteranno a dire che è volontà di Dio questo radicale cambiamento, che a noi sembra proprio un grande crollo.

    Troppo comodo questo modo di procedere, così ci si sottrae a qualsiasi verifica!
    Stiamo ai fatti, siamo realisti!

    Quando non si vuol discutere una cosa è perché è già diventata ideologia.

    La colpa di questa terribile crisi della fede e della pratica cristiana non può essere imputata principalmente alla modernità... questa c'era già prima di questa strana primavera che ha bruciato nel gelo tanti boccioli di santità.

    La modernità atea e agnostica, laicista e anticlericale c'era già da tanto tempo, ma la vita cristiana non fu fermata da essa, anzi, nella lotta si fortificava e accoglieva nel suo seno tante anime che si convertivano.

    No, qualcosa di terribilmente ingannevole è successo: si è deciso che questa modernità senza Dio non era più da combattere, ma da abbracciare. Si è detto che da questo abbraccio doveva sbocciare una fiorente stagione per il cristianesimo e per il mondo... ma tutto questo non è avvenuto. E le profezie che non accadono, lo sappiamo dalla Sacra Scrittura, non venivano da Dio.

    C'è ancora chi dice che è troppo presto valutare questa primavera conciliare, e che 50 anni sono pochi! Quante vittime nella fede dovremo ancora vedere per poter dare un giudizio?

    Nella Chiesa i dogmi sono le verità di fede rivelate da Dio e trasmesse e custodite dalla Magistero.

    Contrariamente dagli slogan delle opinioni ecclesiastiche, che non diventeranno mai dogmi, anche se pronunciate da chi ha un posto di riguardo nella Chiesa. I dogmi li rivela Dio e li trasmette la Chiesa. Le opinioni sulle situazioni storiche, queste dobbiamo avere il coraggio di sottoporle a verifica, pena il combinare un grande e tragico pasticcio nella fede.
    http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV328_Dov-e_la_primavera_del_VII.html

    O Concílio Vaticano II, uma história nunca escrita (I): Apresentação.

    Roberto de Mattei O Concílio Vaticano II Uma história nunca escrita

    Roberto de Mattei
    O Concílio Vaticano II
    Uma história nunca escrita
    Cinquenta anos volvidos sobre o concílio, o historiador Roberto de Mattei tenta recolher os dados necessários para uma história sobre o mesmo que ainda não tinha sido contada.
    É esta a nova proposta da editora Caminhos Romanos.
    O Concílio Ecuménico Vaticano II, o vigésimo primeiro na História da Igreja, foi inaugurado por João XXIII, a 11 de Outubro de 1962, e encerrado por Paulo VI, a 8 de Dezembro de 1965. Não obstante as expectativas e esperanças de muitos, a época que se lhe seguiu não representou para a Igreja uma “Primavera” ou um “Pentecostes”, mas, como reconheceram o próprio Paulo VI e os seus sucessores, um período de crises e dificuldades, nomeadamente nos âmbitos doutrinal e litúrgico, mas não só. Esta é uma das razões pelas quais se abriu uma viva discussão hermenêutica, na qual se inseriu, já enquanto cardeal, e sobressai hoje, a autorizada voz do Papa Bento XVI, que veio convidar a ler os textos do Concílio à luz da Tradição da Igreja.
    Para o debate em curso, Roberto de Mattei oferece o contributo não do teólogo mas do historiador, através de uma rigorosa reconstrução do evento, das suas raízes e consequências, baseada sobretudo em documentos de arquivos, diários, correspondências e testemunhos daqueles que foram os seus protagonistas. Deste quadro, assim documentado e apaixonante, emerge «uma história nunca escrita» do Concílio Vaticano II, que nos ajuda a compreender não só os acontecimentos de ontem, mas também os problemas religiosos na Igreja de hoje.
    Edição e encomendas:
    Caminhos Romanos - Unipessoal, Lda.
    Rua de Pedro Escobar, 90 r/c 4150-596 Porto
    Telefone e fax: 220 110 532 Telemóvel: 936 364 150
    PVP: 25 € (IVA incluído)
    Não cobramos portes de correio
    Pagamento: - Transferência bancária (NIB: 0033 0000 4531 6998 933 05)
    - Cheque à ordem de: “Caminhos Romanos”
    - Envio contra reembolso
    Ficha técnica:
    Título original: Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta
    Edição: Caminhos Romanos - Unipessoal, Lda.
    Rua de Pedro Escobar, 90 r/c 4150-596 Porto
    Telefone e fax: 220 110 532 Telemóvel: 936 364 150
    Copyrright: Caminhos Romanos
    Coordenação editorial: J. N. Soares
    Tradução: Maria José Figueiredo
    Revisão: Nuno Manuel Castello-Branco Bastos
    Depósito legal:346 747/12
    ISBN: 978-989-8379-23-8
    Impressão: Gráfica Maiadouro
    29 de Junho 2012.
    Lançado em 2011 na Itália, a prestigiosa obra do Professor Roberto de Mattei, intitulada “O Concílio Vaticano II – Uma história nunca escrita”, chega agora ao público lusófono. A Editora Caminhos Romanos, detentora dos direitos sobre a versão portuguesa do laureado livro — Prêmio Acqui Storia 2011 e finalista do Pen Club Italia — , concedeu ao Fratres in Unum a exclusiva honra de divulgar alguns excertos deste trabalho que é um verdadeiro marco na historiografia do Concílio Vaticano II.
    * * *
    Um Concílio “pastoral” ou “doutrinal”?
    A fórmula do Concílio à luz da Tradição — ou, se se preferir, da “hermenêutica da continuidade” – propõe indubitavelmente aos fiéis uma indicação autorizada, com vista ao esclarecimento do problema da adequada recepção dos textos conciliares; mas deixa em aberto um problema de fundo: dado que a correcta interpretação é a da continuidade, resta explicar porque foi que, na sequência do Concílio Vaticano II, aconteceu aquilo que nunca tinha acontecido depois de qualquer dos concílios da história, a saber, o facto de duas (ou mais) hermenêuticas contrárias se terem confrontado e terem, para usar a expressão do Papa, lutado entre si. Assim, pois, se a época pós-conciliar deve ser interpretada como uma época de “crise”, podemos perguntar-nos se uma errada recepção dos textos terá uma incidência tal sobre os factos históricos, que constitua razão suficiente e proporcionada para a vastidão e a profundidade da mesma crise.
    Por outro lado, a existência de uma pluralidade de hermenêuticas atesta a presença de certa ambiguidade ou ambivalência nos documentos. Quando se torna necessário recorrer a um critério hermenêutico exterior ao documento para interpretar o próprio documento, é evidente que este não é suficientemente claro, que precisa de ser interpretado e que, na medida em que é susceptível de interpretação, pode ser objecto de crítica, histórica e teológica.
    O desenvolvimento mais lógico deste princípio hermenêutico é o que foi proposto por um eminente especialista em eclesiologia, Mons. Brunero Gherardini. De acordo com este teólogo romano, o Vaticano II, enquanto concílio que se auto-qualificou como “pastoral”, esteve privado de um carácter doutrinal “definitório”; contudo, do facto de o Vaticano II não poder ter a pretensão de ser qualificado como dogmático, sendo antes caracterizado pelo seu carácter pastoral, não se pode naturalmente deduzir que esteja privado de doutrina própria. O Concílio Vaticano II teve indubitavelmente ensinamentos específicos, que não estão privados de autoridade, mas, como escreve Gherardini, “as suas doutrinas, quando não reconduzíveis a definições anteriores, não são, nem infalíveis nem irreformáveis, e, portanto, também não são vinculativas; quem as negar não será, por esse facto, formalmente herege. Assim, pois, quem as impusesse como infalíveis e irreformáveis iria contra o próprio Concílio” .
    O Concílio Vaticano II – Uma história nunca escrita, Roberto de Mattei, Ed. Caminhos Romanos, 2012, pp. 14-15
    * * *
    Roberto de Mattei nasceu em Roma, em 1948. Formou-se em Ciências Políticas na Universidade La Sapienza. Atualmente, leciona História da Igreja e do Cristianismo na Universidade Europeia de Roma, no seu departamento de Ciências Históricas, de que é o director. Até 2011, foi vice-presidente do Conselho Nacional de Investigação de Itália, e entre 2002 e 2006, foi conselheiro do Governo italiano para questões internacionais. É membro dos Conselhos Diretivos do Instituto Histórico Italiana para a Idade Moderna e Contemporânea e da Sociedade Geográfica Italiana. É presidente da Fundação Lepanto, com sede em Roma, e dirige as revistas Radici Cristiane e Nova Historica e colabora com o Pontifício Comitê de Ciências Históricas. Em 2008, foi agraciado pelo Papa com a comenda da Ordem de São Gregório Magno, em reconhecimento pelos relevantes serviços prestados à Igreja.
    Onde encontrar: Livraria Petrus – R$ 89,00.

    sexta-feira, 14 de junho de 2013

    I frutti del Concilio Vaticano II di Roberto de Mattei


     
      A seguito di "Che cosa succede in Vaticano"

    I frutti del
    Concilio Vaticano II

    di Roberto de Mattei
    su Settimo Cielo del 11-06-2012
    Il mio articolo “Che cosa succede in Vaticano” pubblicato on line su “Corrispondenza Romana” ha suscitato calorose adesioni ma anche, come è logico, aspri dissensi.
    In quell’articolo sostenevo che la lotta per il potere in corso entro le mura leonine ha le sue radici anche in un certo spirito mondano che ha penetrato la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II.
    Precisavo che non bisogna confondere tra gli uomini di Chiesa, con le loro fragilità intellettuali e morali radicate nei tempi in cui vivono, e la Chiesa in sé, sempre pura e senza macchia di peccato o di errori.

    Le obiezioni che mi sono state rivolte si riducono a due argomenti cui cercherò brevemente di rispondere.
    Il primo argomento dice che nella sua storia bimillenaria la Chiesa ha spesso conosciuto momenti di difficoltà e di crisi che certamente non possono essere ricondotti al Concilio Vaticano II. Basti ricordare, ad esempio, la decadenza di costumi dei papi rinascimentali.
    È facile ribattere però che anche quella decadenza morale aveva radici intellettuali, ben analizzate da Ludwig von Pastor nel primo volume della sua monumentale storia dei papi. Molti pontefici di quest’epoca voltarono le spalle alla integrale riforma della Chiesa a cui li sollecitavano santi come Bernardino da Siena e Antonino da Firenze, per abbracciare gli equivoci princìpi dell’umanesimo.
    La prima “svolta antropologica” fu quella di Erasmo da Rotterdam e dei suoi seguaci e antecessori che, attraverso le armi della filologia, vollero liquidare il culto dei santi e delle reliquie, le indulgenze, l’ascesi monastica, le devozioni e le antiche tradizioni in genere, teorizzando l’introduzione del volgare nei libri e nelle cerimonie sacre.
    L’opera omnia di Erasmo fu condannata dal nascente Sant’Uffizio, ma era già troppo tardi: Lutero facendo proprie le stesse critiche degli umanisti, aveva capovolto il loro antropocentrismo in un primato della Scrittura, che però faceva completamente a meno della istituzione della Chiesa.
    Ciò che è importante sottolineare è che quando nella storia della Chiesa ci si trova di fronte ad una crisi morale, in qualsiasi epoca accada, bisogna sempre risalire alla crisi intellettuale che la accompagna o la precede.
    In questo senso non si possono ignorare le conseguenze di quella vera e propria rivoluzione nel modo di essere della Chiesa che fu il Concilio Vaticano II, inteso come evento più che come magistero.
    Qui si pone la seconda obiezione, secondo cui le cause della crisi attuale della Chiesa, che io farei indebitamente risalire al Vaticano II, vanno invece attribuite ad una falsa ed abusiva interpretazione di questo avvenimento e dei suoi documenti.
    Ma la prima regola ermeneutica è quella che ci dà Nostro Signore stesso nel Vangelo, quando dice che l’albero sarà riconosciuto dai frutti (Mt 7, 17-20). Oggi i monasteri sono abbandonati, le vocazioni religiose crollano, la frequenza alla messa e ai sacramenti è caduta a picco; le librerie, le case editrici, i giornali e le università cattoliche diffondono errori a piene mani; il catechismo ortodosso non è più insegnato; i parroci e persino i vescovi si ribellano al Santo Padre; i fedeli cattolici di tutto il mondo sono immersi nella confusione religiosa e morale e lo stesso Benedetto XVI durante l’omelia di Pentecoste ha parlato della “Babele” in cui viviamo.
    Se tutto questo non ha la sua causa in un certo “spirito del Concilio”, che ha pervaso la Chiesa cattolica negli ultimi cinquant’anni, da dove trae la sua origine?
    E se questi sono i cattivi frutti non del Concilio, ma della sua cattiva interpretazione, quali sono i buoni frutti della giusta interpretazione del Concilio?
    Non voglio negare l’esistenza di tante cose buone nella Chiesa contemporanea. Sono convinto anzi che, con l’aiuto della grazia, già si vedano i germi di una rinascita. Ma mi si deve dimostrare che questi frutti buoni e santi abbiano la loro radice nello spirito del Concilio, e non piuttosto nella linfa della Tradizione, che preesisteva al Concilio e che ancor oggi continua a scorrere nelle fibre del corpo mistico di Cristo, alimentandolo e santificandolo.
    Nel XVI secolo alla rivoluzione antropologica degli umanisti e alla pseudo-riforma dei protestanti si contrappose la vera Riforma cattolica, o Contro-Riforma, che ebbe i suoi campioni in santi come Filippo Neri, Gaetano di Thiene, Ignazio di Loyola, Pio V, e tantissimi altri.
    È a questo spirito di riforma cattolica che dobbiamo rifarci, se non vogliamo che con l’aiuto dei massmedia prevalga la pseudoriforma propugnata oggi, come cinquant’anni addietro, dall’eretico Hans Küng.
    L’ortodossia e la santità non conoscono “vie medie”. O si interpreta il Vaticano II alla luce di Trento e del Vaticano I o l’ultimo Concilio rischia di divenire il metro di giudizio e di affossamento della Tradizione della Chiesa.
    Fonte:
    http://www.corrispondenzaromana.it/i-frutti-del-concilio-vaticano-ii/